Intervista al Prof. Schittulli. Rischio epidemia di tumori: 500 morti al giorno e screening rinviati per Covid

Non esiste solo il Covid, in Italia muoiono di cancro ogni giorno 500 persone. A causa dell’emergenza legata al virus che ha sovracaricato gli ospedali, ma anche per i rinvii dovuti alla paura di contagiarsi si sono verificati gravi ritardi negli screening oncologici. Il vero rischio, al di là del Covid, è una futura epidemia di tumori.

Fonte Sputniknews Di 

 

I numeri parlano chiaro: ogni giorno in Italia muoiono di cancro cinquecento persone, quotidianamente mille scoprono di avere un tumore. Ad oggi però i giornali parlano solo di Coronavirus. Nel periodo della pandemia sono stati persi un milione e mezzo di screening oncologici, strumento fondamentale per la prevenzione precoce del cancro e per la sua cura.

La vera emergenza, seppure oscurata dal Covid, sono i tumori? Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento due massimi esperti: Francesco Schittulli, senologo, presidente nazionale della Lega italiana per la lotta ai tumori e Roberto Orecchia, direttore scientifico di IEO (Istituto Europeo di Oncologia).

Numeri: 500 italiani al giorno muoiono di cancro

— Non si fa che parlare di Coronavirus come se le altre patologie non esistessero. Professore Schittulli, il numero di persone che muoiono di cancro è molto superiore anche se non se ne parla, no?

Francesco Schittulli: Purtroppo sì, i dati sono chiari: ogni giorno oltre mille italiani hanno la diagnosi di cancro, la mortalità è di circa 500 italiani ogni giorno. Tutto quello che è stato portato avanti fino ad oggi, cioè il valore della prevenzione, sta venendo meno. La mortalità fino a quest’anno diminuiva, fatto dovuto alle diagnosi sempre più precoci. Quando si scopre un cancro in fase iniziale, quando è al livello di pochi millimetri, tale cancro ha un indice di malignità molto basso e il processo di metastatizzazione è pressoché nullo. Io posso guarire quindi una persona da questo cancro. Le istituzioni dovrebbero investire in prevenzione e non in malattia.

Ritardi negli screening: 1 milione e mezzo di visite perse

— Guardando la situazione in tutto il Paese si sono registrati dei forti ritardi negli screening. Professore Orecchia, gli ospedali non sono riusciti a gestire i controlli oncologici durante l’emergenza Covid?

Roberto Orecchia: Senz’altro quello che dice lei si è verificato. La stessa Associazione Italiana di Oncologia medica ha segnalato che nel periodo dell’emergenza Covid, in sei mesi, si sono persi un milione e mezzo di esami di screening. Questo è un grave problema perché la diagnosi precoce rimane un pilastro della moderna oncologia, che ha determinato, insieme al miglioramento delle cure, una riduzione da qualche anno della mortalità per tumore. Mentre le radio e la chemio terapia nei mesi successivi alla fase di emergenza è stata recuperata, ancora oggi registriamo un ritardo negli screening dovuto più che a una non offerta da parte degli ospedali, bensì a una diffidenza delle persone ad avvicinarsi all’ospedale per delle visite che ritengono non fondamentali. Abbiamo registrato un 15% in meno di pazienti che si sono sottoposte a mammografie per fare lo screening del tumore della mammella.

Francesco Schittulli, oncologo senologo descrive così la situazione nel campo dei tumori alla mammella:

“Quest’anno saranno 55 mila le donne che scopriranno di avere un cancro al seno. Se si arriva tardivamente alla diagnosi le terapie saranno molto più aggressive e la prognosi sarà compromessa. Vado così a destabilizzare tutta la famiglia sotto l’aspetto umano, economico, sociale. Il tutto ha dei costi anche a livello della comunità. Dobbiamo investire nel futuro”.

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