Merkel-out. Tutte le strade portano a Roma (e a Draghi)?

Con le elezioni tedesche e francesi nei prossimi mesi, la geografia politica europea sta per cambiare. E così, grazie alla stabilità del governo e al prestigio internazionale del premier Draghi, l’Italia è un punto di riferimento fondamentale nel processo di integrazione. Il commento dell’Ambasciatore Giovanni Castellaneta

 

Roma (da Formiche.net) – Nel 2022 la geografia politica europea potrebbe andare incontro a profondi cambiamenti. La Germania, dopo 16 anni di “regno” di Angela Merkel, avrà un nuovo cancelliere e andrà incontro inevitabilmente a una nuova fase. In Francia invece si terranno le elezioni presidenziali, che potrebbero provocare un “terremoto” di entità significativa se Emmanuel Macron dovesse essere costretto a lasciare l’Eliseo. In questo quadro va aggiunto anche il fatto che il Regno Unito sarà fuori dall’Unione europea da ormai più di un anno: la nuova relazione tra Bruxelles e Londra è ancora largamente da definire, ma quel che è certo è che il tradizionale ruolo del Regno Unito come contrappeso all’asse franco-tedesco è ormai venuto meno senza possibilità di tornare indietro.

In questa situazione potenzialmente incerta e rischiosa per l’Unione europea nel suo complesso, che ruolo si potrebbe immaginare per l’Italia? Il nostro Paese, per una volta, si trova in una posizione di forza rispetto agli altri principali Stati dell’Unione. La stabilità del governo attuale (che, a meno di attualmente improbabili scossoni politici, dovrebbe durare fino al 2023), unita al prestigio internazionale del presidente del Consiglio Mario Draghi, rendono Roma un punto di riferimento fondamentale a livello europeo, di cui gli altri Paesi dovranno tenere sicuramente conto. Ecco perché Macron si è affrettato a cercare di stabilire una solida relazione personale con Draghi ed è tornato a premere affinché si possa concludere un trattato di amicizia italo-francese simile a quello che Parigi ha concluso con Berlino nel 2019 ad Aquisgrana. All’epoca l’Italia era vittima di un deficit di reputazione politica a livello internazionale, ma nel giro di due anni la situazione è drasticamente cambiata. Dunque, come può il nostro Paese cercare di approfittare al meglio di questa congiuntura eccezionalmente favorevole?

 

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